L'opera, ispirata alla poesia di Emily Dickinson, non illustra ma evoca, stimolando il pensiero più che la vista. Il vetro e l'acciaio sono utilizzati come metafora del visibile e dell'invisibile, del desiderio e dell'assenza, rendendo omaggio alla parola poetica come strumento per sondare il mistero, la mancanza e la memoria che l'acqua nasconde.
La scultura ispirata alla canzone di Battisti, celebra la bellezza delle cose semplici e la purezza perduta. Le note incise nel vetro fondono la memoria e criticano sottilmente la modernità che ha trasformato l'acqua in una merce, causando la perdita di un rapporto diretto e poetico con l'elemento vitale.
Celebrazione del genius loci e dell'identità che nasce dal legame con le "vene d'acqua" della terra. Ricordare la sorgente è un atto di futuro: solo chi conosce le proprie origini può sapere dove dirigersi.